Tutto sul gommone: storia, caratteristiche, materiali, utilizzo in navigazione, guida

Il gommone appartiene a quella che viene definita la nautica per tutti: semplice e senza troppe complicazione, ad un prezzo inferiore rispetto ai più costosi motoscafi, riesce ad essere un mezzo versatile, divertente e sicuro. Ha una sua storia e si caratterizza per avere determinate peculiarità che lo rendono unico e in grado di appassionare. Non per questo, però, richiama ad una costruzione banale e semplicistica, ma, al contrario, prevede grande tecnologia.

La storia e la normativa

Il gommone nasce come veicolo evolutivo di mezzi militari a cui viene associato il progresso dovuto alla tela che riveste l’imbarcazione. E’ impossibile distinguere l’evoluzione del gommone con l’avanzare evolutivo che ancora oggi si sta evolvendo sotto l’aspetto dei materiali e delle tecnologie di applicazione. Il tutto va di pari passo con la sicurezza.
Il concetto di base nasce dal principio fisico che l’aria è in grado di sostenere pesi elevati posti in acqua, secondo il principio di Archimede. L’imbarcazione si presenta dunque leggera e ottimamente galleggiante. La nascita del gommone la si ha all’inizio del secolo scorso.
Inizialmente si aveva solamente “qualcosa” di galleggiante, non molto stabile e in un certo senso pericoloso, poi col passare degli anni le ricerche hanno portato a nuovi sviluppi, i quali hanno condotto ad un vero e proprio sistema di navigazione stabile, sicuro e anche veloce, proprio come i gommoni moderni, merito soprattutto dei materiali di rivestimento. Storicamente Francia e Germania sono stati i Paesi artefici principali dell’evoluzione del gommone poichè in queste nazioni vi erano i principali produttori di materiali termoplastici e gomme.
La forma del mezzo è strettamente legata alle leggi della pneumatica e si basa su concetti cosiddetti tubolari.

La normativa che disciplina la materia costruzione e utilizzo dei gommoni, è molto rigida e riporta soprattutto le caratteristiche che l’imbarcazione deve avere, oltre ai limiti di peso che può trasportare. Il fabbricante deve apporre un’etichetta di omologazione che certifica la rispondenza del mezzo a quanto richiesto dalle norme. Resistenza agli oli, all’acqua salata, potenza motore, numero massimo di persone trasportabili, sono solo alcune delle caratteristiche la cui indicazione è obbligatoria per rispettare la normativa UNI EN ISO.

Per la guida del gommone è necessaria la patente nautica qualora si guidi oltre le 6 miglia marine dalla costa e nel caso in cui vi fosse una potenza di oltre 40 CV oppure se si pratica l’attività di sci nautico. La guida è possibile dai 16 anni senza patente, mentre per la patente è necessario attendere i 18 anni. La lunghezza massima ammissibile è di 24 metri.

Caratteristiche del gommone

Sono diverse le caratteristiche che un gommone deve avere per poter essere stabile, sicuro, affidabile e anche divertente da guidare.

  • Materiali: sono di primaria importanza i materiali che in grado ri comporre la struttura e il rivestimento del gommone. Ve ne sono di alcuni più resistenti (il PVC ad esempio) e altri meno, alcuni più leggeri, altri più pesanti, polimeri che si prestano al rivestimento privilegiando l’estetica e alcuni che invece badano di più alla sostanza.
  • Giunture: una caratteristica importante per stabilire la qualità di un gommone sono le giunture tra i diversi materiali. Queste devono essere solide, resistenti e non devono rappresentare punti di criticità, ma al contrario possono essere dei punti di forza. Ciò dipende dalla qualità dei materiali impiegati e dalle tecniche costruttive.
  • Tubolari: i tubolari compongono il gommone dandogli la forma e sanno essere elementi chiave per il galleggiamento. La prua è la zona preponderante di un gommone in quanto la pneumatica riveste la principale tecnologia costruttiva per comporre la struttura.
  • Accessori: i gommoni moderni sanno essere agili e confortevoli al tempo stesso. Roll-bar, prendisole, armadietti di deposito completano la dotazione di serie o opzionale dell’imbarcazione, migliorando il comfort di marcia.
  • Praticità: è una delle caratteristiche principali di questo tipo di imbarcazione. Rispetto ad una barca tradizionale il gommone si distingue per essere pronto, adibito al trasporto di persone oppure a operazioni di salvataggio immediato. Pronti via quindi per il gommone, indipendentemente se abbia costruzione semi rigida oppure interamente gommata.
  • Trasportabilità: il gommone si trasporta facilmente e senza troppi impicci, a meno che non abbia dimensioni rilevanti che richiedono sgonfiamenti per fare rientrare l’oggetto nelle dimensioni ammesse per il trasporto su strada tramite carrello.

E’ importante quindi controllare che il gommone abbia tutte queste caratteristiche e che sia funzionale alle nostre necessità prima di acquistarlo, e questo vale sia che si voglia optare per l’acquisto di un gommone usato sia che si voglia comprare un gommone nuovo.

Costruzione e Forme

Il gommone è caratterizzato da una forma che viene poi perfezionata sulla base dei materiali impiegati, solitamente di composizione tessile rivestita con termoplastici e gomme speciali.

I tubolari anteriori sono fondamentali per determinare la prua, la quale può avere geometria squadrata oppure appuntita; la parte consiste nella principale componente di un gommone perchè da essa dipende gran parte del galleggiamento. Il telo impiegato per la carena è l’altra parte determinante del gommone, dato che ha il compito di congiungere i tubolari di prua con quelli di poppa. I diversi materiali vengono chiusi e giuntati per fare in modo di avere la miglior resistenza possibile e sono proprio questi accoppiamenti che possono influenzare la forma del battello.

Mettere insieme materiali diversi non è semplice in quanto sono differenti le reazioni al gonfiaggio: il rischio è di ottenere una zona molto gonfia e un’altra più floscia. A compensare interviene dunque la progettazione del mezzo, in grado di sistemare le cose, dare affidabilità, stabilità, sicurezza e galleggiamento. Senza avventurarci in termini tecnici come paramezzale, pagliolo e calcagnolo, basta sapere che quella che erroneamente viene definita chiglia riveste una grande importanza dato che crea le giuste tensioni dei materiali interessati, mantenendo tesi i piani per avere una stabilità superiore.

Un’evoluzione che ultimamente sta andando di moda riguarda la costruzione del fondo in vetroresina, materiale tipico delle vere e proprie imbarcazioni tradizionali più che dei gommoni.

L’evoluzione in materia, però, ha condotto anche ad avere un gommone tout court, sfruttando interamente la pneumatica, grazie ad un fondo speciale contenente una fitto numero di piccolissimi cavi in grado di orientare e tendere il fondale, a composizione di una specie di materassino capace di essere indeformabile, resistente e galleggiante gonfiato ad aria. Questo materiale si chiama POL ed è di creazione tedesca: leggero, resistente e stabile, favorisce anche la trasportabilità dell’imbarcazione.

La costruzione del gommone avviene secondo una distinzione tra due parti. La prima riguarda il battello vero e proprio, la seconda interessa il composito, ossia la carena in vetroresina con la parte gommata.
Il tessuto gommato è tecnologicamente la componente primaria e consiste in una base tessile che può essere in poliammide o in poliestere, con questo secondo materiale che in alcune situazioni appare migliore perchè più resistente, e in una gommatura.

Il poliestere è più pesante e quando si mescola con il PVC, per conferire più rigidità, è sicuramente il prodotto più impiegato, mentre la poliammide si presenta più leggera e più facilmente lavorabile, resistente, più incline all’effetto estetico e più elastica.

La costruzione dei tubolari costituisce la sezione principale dello scafo e avviene, secondo tradizione, giuntando sezioni cilindriche di costante diametro in modo che le giunzioni siano favorite. Infatti è proprio in questo punto che si possono creare delle criticità e delle deformazioni. La fase di taglio è quindi una parte che richiede particolare attenzione durante la lavorazione in modo da evitare cedimenti strutturali successivi.
L’attacco del telo alle parti tubolari e alla carena è un’altro aspetto chiave della costruzione di un gommone. La reattività e la manovrabilità sono ottenute grazie alla tecnologia costruttiva.

La gommatura

La chiave di un gommone è la lavorazione di gommatura. Una tela è solamente cucibile, non è in grado di trattenere aria e per questo deve essere rivestita per essere poi termosaldata. Inoltre la gommatura deve dare l’impermeabilità all’imbarcazione, resistenza agli agenti atmosferici, agli attacchi chimici e fisici, alla salsedine e ai segni del tempo. La gommatura può avvenire con elastomero (mescole di gomma) oppure con PVC (materiale termoplastico).

Il tessuto di base è preparato per essere trattato e reso idoneo al rivestimento gommato, il quale viene depositato grazie a impianti di grandi dimensioni che hanno il compito di impregnare la tela con lo strato di gommatura, attraverso successivi depositi.

L’elastomero regala una gommatura quasi artigianale, ottenuta a freddo e con appositi collanti cercando di imprimere maggiore forza e consistenza alle zone di chiusura.
Il PVC invece, si presenta migliore dal punto di vista esteriore e il rivestimento avviene in tempi più rapidi, ma con macchinari diversi e tecnologicamente complessi.
Le saldature sono perfette, robuste e resistenti alle sollecitazioni del tempo. Il materiale plastico viene fuso ad alte temperature e quindi il rivestimento si attacca direttamente alla superficie telata.

Il gommone semi rigido

Il gommone semi rigido è nato indicativamente 45 anni fa con l’obiettivo di essere destinato a operazioni di salvataggio e di navigazione in mari piuttosto agitati, forte della sua resistenza e sicurezza dovute alla componente rigida. La vocazione era prevalentemente marina e per questo il mezzo appariva molto solido grazie alla carena rigida e la parte gonfiabile che era unicamente impiegata lateralmente.

In Italia il gommone semi rigido arriva a fine Anni Settanta ma se all’epoca era un mezzo di per sè rivoluzionario, oggi appare come una via di mezzo che non registra più molto successo, sia per gli sviluppi di tecnologie innovative che portano ad avere costruzioni più moderne e con altri materiali, sia perchè interessa una piccola nicchia di mercato, poco appetibile e poco ricercata dalla clientela.

La carena di un gommone semi rigido è solitamente in vetroresina (oppure in alluminio come alternativa) e grazie a questo si colloca in una via di mezzo tra una barca tradizionale e un gommone. Se apparentemente è più simile ad una barca anche per gli spazi a bordo, quindi più sicura e più stabile, si differenzia da questa non solo per la parte gommata, ma anche per le dimensioni. Insomma, ricapitolando non è nè una barca nè un gommone e per questo ha applicazioni molto limitate.

La costruzione è semplice a si crea attraverso un incollaggio della pneumatica sulla vetroresina, la quale riesce a compensare eventuali imperfezioni di lavorazione proprio perchè più resistente e meno soggetta a precisione di lavorazione.

Economicamente il gommone semi rigido ha costi molto elevati poichè la produzione è in numero ridotto e per quelle cifre la gente preferisce il più delle volte acquistare una vera imbarcazione classica e tradizionale.
Un vantaggio il gommone semi rigido, definito anche composito, in realtà lo detiene, ovvero la possibilità di supportare (e sopportare) motori anche potenti e pesanti, più di quelli tipici dei normali gommoni, regalando all’imbarcazione velocità, potenza e al tempo stesso stabilità.

Le manutenzioni e le riparazioni

Per avere un gommone in buono stato è necessario fare una manutenzione costante e avere riguardo. Non è una barca tradizionale, ma necessita di particolari attenzioni e, come in tutte le cose, i lavori di manutenzioni risultano di fondamentale importanza per salvaguardare la salute del mezzo.

La principale sollecitazione a cui è sottoposto un gommone è senza dubbio quella relativa al tempo e alle condizioni meteo. La salsedine dell’acqua del mare e il raggi UVA sel sole possono essere devastanti per le superfici del gommone e avere nel tempo un degrado della pigmentazione dei materiali è cosa da mettere in conto. Oggi, contro questo invecchiamento precoce dovuto all’azione del sole poco è possibile fare per contrastare lo sbiadimento, nonostante i coloranti abbiano raggiunto comunque una discreta stabilità.

Diversa è invece la questione relativa alla resistenza agli attacchi chimici e fisici. I materiali sono molto resistenti (tranne che alla trielina) e la manutenzione ordinaria consiste unicamente in una pulizia costante della parte a contatto con l’acqua. Soprattutto il PVC impiegato come rivestimento, sa essere forte e in grado di resistere alle abrasioni e ai colpi, a patto che non siano procurati con oggetti taglienti (non dimentichiamo che si sta parlando di un prodotto gonfiabile, la cui resistenza alla perforazione è alquanto limitata).

La manutenzione ordinaria consiste nella pulizia delle parti, le quali devono essere sgrassate con prodotti appositamente pensati oppure con semplici prodotti per il settore automobile. Evitare spugne abrasive salvo in alcuni rari casi in cui una leggerissima abrasione può facilitare la rimozione di sporco difficile, solo se coadiuvata dal detergente e mai a secco. In caso di sporco grasso è possibile utilizzare un solvente per rimuovere la parte, ma mai trielina.

Durante il periodo in cui il gommone non viene utilizzato (ad esempio l’inverno) è bene sgonfiare tutte le sue parti ed evitare di ripiegarlo, lasciandolo invece bene aperto in un luogo arieggiato onde evitare la formazioni di muffe e gli sbalzi termici. Il PVC è più resistente rispetto al poliestere sia alle temperature che alle abrasioni e dunque la pulizia si presenta più semplice e immediata. Il PVC è sensibile alle basse temperatura e con il freddo tende ad indurirsi. Per questo che è meglio lasciare aperto il gommone onde evitare la formazione di crepe nei punti di eventuali pieghe.

Per chi ha lo scafo in vetroresina (gommoni semi rigidi o compositi), è utile controllare che il materiale si mantenga integro e non evidenzi screpolature o microcrepe. In questi casi è necessario tamponare la zona con del gel catalizzante e successivamente lucidare.

La manutenzione della vetroresina è più delicata e impegnativa rispetto ad un gommone tradizionale: se non si è in grado di affrontare il lavoro è meglio rivolgersi ad un cantiere esperto piuttosto che improvvisare con mezzi di fortuna.

Se si ricordano impatti contro rocce o fondali è consigliabile fare una verifica alla struttura in vetroresina perchè questa è sì molto resistente, ma al tempo stesso sa anche scalfirsi, soprattutto se il mezzo non è di recente costruzione.

Le riparazioni delle parti in gomma sono invece più semplici anche se vanno svolte con le superfici asciutte e non calde, con le apposite pezze, apposte attraverso del mastice.
Manutenzioni e riparazioni di gommoni vanno effettuate con prodotti specifici.

Il motore del gommone

Il gommone è un mezzo semplice, disponibile e facile nell’impiego immediato. Il merito non è solo della struttura ma anche della motorizzazione in grado si essere leggera, pratica e con la potenza adeguata. Il gommone deve consumare poco e il motore è pensato proprio con questo principio, pur comportando l’esigenza di trasportare diverse persone a bordo. Un gommone con una lunghezza di circa 400 cm viene proposto solitamente con una potenza di 20 CV, un valore giusto che offre un eccellente compromesso tra leggerezza, stabilità, velocità e potenza.

Se inizialmente i gommoni erano abbastanza “spartani” e con una costruzione non troppo complessa, oggi l’evoluzione ha portato progressi anche nelle forme e nelle motorizzazioni, dando maggior risalto al rapporto peso/potenza, un vero e proprio indicatore per le imbarcazioni moderne.

Diventa usuale anche disporre di 25 CV a fronte di misure poco superiori a 420 cm di lunghezza.

Per i gommoni semi rigidi è importante fare riferimento alle motorizzazioni delle imbarcazioni in quanto le caratteristiche sono più simili a queste anzichè ai gommoni.
Il gommone, in generale, ammette una certa cavalleria massima ma è importante rimanere al di sotto con almeno un margine del 20% in meno. Il discorso non è solo relativo alla potenza, ma anche al peso massimo ammissibile dal battello.

Trasportare il gommone

Chi acquista il gommone ha nel desiderio di trasportarlo da una parte all’altra il suo obiettivo principale. Un vantaggio di questa imbarcazione è proprio il fattore relativo alla mobilità e alla trasportabilità: il carrello è utile per trasportare il gommone con la propria automobile. La legge prevede una dimensione massima trasportabile di 250 cm in larghezza e ove questa viene superata è necessario sgonfiare le parti pneumatiche arrivando a ridurre gli ingombri anche di quasi un metro.

Per come sono costruiti oggi i gommoni, la trasportabilità rientra in parte nel concetto di praticità che questa barca deve avere. Si arriva con l’auto e in meno che non si dica il gommone deve essere scaricabile e utilizzabile, pronto all’impiego. Il motore si applica semplicemente e non serve molto lavoro come invece era un tempo. L’evoluzione ha fatto passi da gigante anche in questo, fornendo una soluzione più immediata e pratica.

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