Il sistema economico mondiale, la democrazia, la politica

Andare, o restare?

Il popolo italiano sembra afflitto dalle azioni sgangherate di una politica instabile, di un sistema corrotto, di leggi che non aiutano e di una democrazia che non lascia la libertà di scegliere. Ma non sembra essere un problema tutto esclusivamente italano. Il mondo ha paura, di una crisi che come uno spaventapasseri fa volare via i sogni e gli ideali, lasciando spazio alla negazione dell’uomo e della sua creatività.

Il sistema economico mondiale sembra essere la causa.

Un documentario della BBC evidenzia come questa economia su scala globale abbia ben poco in sé il germe del termine “economia”.

Economia è letteralmente il saper gestire le proprie risorse in maniera equilibrata, al fine di risparmiare ciò che può essere risparmiato. Ma come funziona il sistema economico mondiale? Oggi, per rendere i prodotti competitivi, per reggere questo mercato e questa economia mondiale basata sugli scambi e sull’oscillazione di valori arbitrari e soggettivi, e quasi globalmente accettati, che vengono attribuiti a moneta ed oro, bisogna produrre al minor costo possibile, utilizzando materiali che, per essere “economicamente” sostenibili, necessariamente non sono qualitativamente sostenibili nel tempo. Questo porta ad un utilizzo massiccio di risorse, che, prima o poi, sono destinate a terminare. Tale sistema ha appunto, come evidenziato nel documentario, poco di “economico”, in quanto se si volesse davvero fare “economia” di risorse, si utilizzerebbero, a ragion di logica, materiali di qualità che possano durare nel tempo.

Questo per quanto riguarda il nostro sistema economico.

La democrazia (il diritto di restare in silenzio)

Ma c’è altro. Dopo la monarchia ed altri totalitarismi, che vedevano un individuo (insieme a pochi “eletti”) governare sul popolo, gli stati ed imperi pian piano si sono evoluti. Cosi’ nacque, pian piano e con il tempo, nella maggior parte del mondo che oggi chiamiamo “civilizzato” (o globalizzato), un sistema democratico, che rendeva il popolo sovrano, libero e capace di scegliere i propri leader.

Una democrazia, in teoria, lascia il popolo scegliere ciò che è giusto e ciò che non lo è, per il bene della collettività.

Ma, ad uno sguardo più attento, si nota come anche questo sistema, così come quello economico, sembri non sussistere.

In passato il monarca poteva essere spodestato. Ciò succedeva quando il popolo, scontento, si ribellava. La democrazia rende questo passaggio superfluo, in quanto, in teoria, è il popolo ad aver scelto i propri governanti. Al popolo viene dato il diritto di voto, basato sulla fiducia che il popolo ripone nei rappresentanti dei diversi partiti politici. Per questo motivo, avendo il popolo stesso scelto i suoi governanti, non ha poi motivo di essere scontento
e quindi non ha motivo di ribellarsi, “spodestando il monarca”.

Ci si può rendere facilmente conto di come, oggi, in Italia (ma in tutto il mondo democratico non sembra essere molto diverso), di democratico ci sia ben poco, se non il concetto che è il popolo ad eleggere il suo “re”.

Purtroppo, nonostante tutto, le leggi e ciò che viene emanato e deciso ai vertici di questo potere (molto simile, se si pensa, alla monarchia, dove un re “presidente”, insieme al suo seguito di consiglieri e “deputati”, emetteva le leggi valide per l’intera popolazione), non sembra sempre garantire il benessere della popolazione “suddita“.

Si nota facilmente come i governanti, spesso, sembrino non essere in grado di governare. O come forze ben più grandi dei governanti stessi (e spesso esterne alla nazione, come accade proprio con il sistema economico mondiale), si mettano in gioco per guidare le redini della nazione democratica.

Alcuni esempi, in Italia, possono essere riassunti nelle enormi tassazioni imposte ai cittadini che, come nella monarchia e nei totalitarismi, pagano il loro tributo, spesso ingiusto “a cesare”.

Si nota inoltre come, purtroppo, la decima pagata una volta, sia ora diventata “cinquantaquattresima” o giù di li.

Ma, tornando al discorso di organismi ben più grandi, che sembrano dettare legge anche per i “piccoli” governanti dei vari stati democratici, si nota come questi siano cosi’ ben radicati, da sradicare, in realtà, qualsiasi briciolo di democrazia, almeno per quello che la democrazia dovrebbe rappresentare.

E qui, i due tasselli analizzati sopra, si riuniscono in qualcosa di (appunto) ben più grande.

Ma prima di utilizzare una cosi’ nota parola, che potrebbe lasciare dubbi e perplessità, analizziamo più a fondo la questione.

Prima ancora della nascita della democrazia moderna, nasce il sistema economico moderno. Tale sistema sembra essere nato intorno al XVIII – XIX secolo.

Questo sistema economico, basato sullo scambio a livello mondiale, ha un aspetto fondamentale che lo fa sussistere. Il denaro. Infatti senza denaro questa economia non sussisterebbe.

Ora, la forza del valore del denaro, in ognuna delle sue varianti locali, è ciò che regola li scambi, è il potere contrattuale di una nazione rispetto all’altra. Tale valore è dato da diversi fattori, interni ed esterni alla nazione stessa. Ci si rende facilmente conto che, organismi ed enti, preposti a vigilare e controllare tali fattori, nonché ad analizzarli per emettere sentenze, sono quelli che, presi singolarmente gli individui che li governano, hanno più potere nel decidere il valore di una moneta su un’altra, dunque di una nazione.

Ora, è anche facile capire come, tali organismi, se ben amministrati ai vertici, potrebbero, in maniera semplice e logica, governare l’intero sistema che utilizza tale economia per la propria sussistenza.

Il prestito di denaro ad una nazione, si nota con facilità, può mettere in ginocchio un’intera nazione, quando si parla di interessi e restituzione.

Naturalmente, ciò che influenza tale dinamica è, oltre al prestito in sé, il valore che la moneta della nazione “debitrice” assume nel tempo.

Tale sistema economico è nato, ai suoi albori, grazie all’ingegno di ben pochi individui, ed ha origini europee. Si può affermare sia nato nel periodo chiamato dagli storici con il termine “Illuminismo”.

Ora si può collegare al sistema economico, quello democratico.

“Dont’ make a politician owe you a favour, he may only wants to control you forever” – Bob Marley

In una democrazia, come detto in precedenza, il popolo sovrano decide ciò che è meglio per la propria nazione.

Questo fa sì che diminuiscano le ribellioni in favore di uno stato egualitario, pacifico e, appunto, democratico. Ora, è facile notare come, per uno stato cui viene data democrazia, e vengono prestate risorse per crescere, soprattutto se dopo un periodo di “crisi” e guerra, tutto questo sistema sembri ottimale.

Nel momento in cui ciò che era stato prestato viene richiesto, con gli interessi, si inizia però ad accusare un certo malessere. Niente sembra più semplice come in passato, e non si riesce più a fare a meno di ciò che si è conquistato.
La parola crisi diventa una scusa, una causa, ed un incubo. Si moltiplicano i suicidi, cresce la paura, si è in uno stato confusionale.

Ora, come molti leader ed esponenti mondiali hanno già detto, spesso una crisi è necessaria per un cambiamento.

Ma non solo, come alcuni di essi hanno velatamente detto, una crisi (di valori, di identità, economica) è spesso anche necessaria, perché il popolo sia disposto a dare in mano ad altri i propri diritti, in favore di una maggiore stabilità.
La paura è spesso ciò che fa sì che l’uomo metta da parte la ragione.

Un po’ di scienza

La comunità scientifica ha scoperto e confermato un fatto che potrebbe sorprendere: in ogni essere umano, le azioni e reazioni del corpo, i sentimenti che si provano, sembrano tutti essere guidati da due sentimenti fondamentali, gli unici due esistenti nell’uomo, e che regolano tutti gli altri (attraverso una mescolanza dei due sentimenti “base”). Tali sentimenti sono paura e amore.

Quindi, affermano gli scienziati, il mix tra paura e amore è ciò che genera ogni tipo di sentimento e reazione dell’essere umano. Arrabbiarsi, ad esempio, è il risultato di una forza maggiore esercitata dalla paura piuttosto che dall’amore.

Quindi, teoricamente, se l’uomo riuscisse a regolare tali sentimenti, protendendo all’amore riuscirebbe a rispondere meglio a qualsiasi stimolo esterno, sia esso positivo o negativo, reagendo con le azioni più adatte ad ogni determinata situazione.

Infatti, per collegare il discorso all’affermazione che “La paura è spesso ciò che fa sì che l’uomo metta da parte la ragione”, ci si rende facilmente conto di come, lasciando se stessi ad essere dominati dall’amore, dunque non provando paura ma amore (in tutte le sue forme, quindi considerandolo, in questo caso, anche come coraggio, fiducia in se stessi, fiducia incondizionata etc.), la risposta che verrebbe data ad uno stimolo sarebbe sicuramente
piu’ “ragionata”, piu’ logica, e quindi più producente.

Una piccola digressione sulla positività e negatività degli eventi e stimoli esterni. Banalmente, se io bevo un caffè e questo mi sveglia e rende piu’ attivo, io considero l’evento di bere un caffè come positivo. Dall’altro lato, se un’altra persona beve un caffè e questo gli produce nervosismo ed ansia, quest’altra persona riterrà l’evento di bere un caffé come negativo. Si nota come lo stesso evento, visto da due prospettive diverse, possa essere considerato in maniera completamente opposta. Questo modo di considerare un’evento in una maniera piuttosto che un altra è quindi causato principalmente dalle singole esperienze di ognuno di noi.

I Giorni d’Oggi

In questi ultimi giorni, come diffuso dalle notizie dei media, e come molte persone hanno potuto notare per le strade, centinaia e migliaia di persone, nelle città ed in tutta la Nazione, protestano e creano disagi.

In un loro volantino, distribuito alle persone bloccate nel traffico per i loro cortei, recitava qualcosa del tipo:

“Il 20% delle persone sta bene, l 80%, affamato, vuole protestare perché non ha lavoro etc., mentre i politici si raddoppiano pensioni e tredicesime”.

Questo è il succo del discorso di milioni di persone che protestano in tutta Italia. Questa situazione è difficile, insostenibile, e la gente ne è stanca.

Hegel e la dialettica

La dialettica di Hegel affermava che, per poter esercitare potere sulla massa, quindi ad esempio la popolazione di una nazione (racchiusa ed accomunata dai suoi simboli, e dalle sue convinzioni) bisognava utilizzare tale dialettica:

Creare un Problema -> Controllare la reazione -> Proporre una soluzione

Possiamo, per esemplificare il concetto di questa dialettica, fare un parallelismo con relazione al nostro Paese. Tale esempio è una semplice constatazione di fatti che potrebbero ben spiegare la dialettica di Hegel, ma esempio che non pretende di attribuire ed associare le due cose.

In Italia, in conseguenza di una “crisi globale” in atto, e delle azioni che potrebbero essere definite superficiali dell’allora attuale presidente del consiglio, e’ stato fatto salire al potere di una nazione un uomo non eletto dal popolo, per la prima volta in uno stato democratico, ma direttamente dal presidente della Repubblica.

Il motivo per cui questa persona è potuta salire al governo è una crisi che stava facendo fallire l’intera nazione.
Gli italiani hanno tacitamente acconsentito. I media, hanno fatto la loro parte. L’informazione non ha spesso comunicato cambiamenti importanti nel sistema legislativo, lasciando i cittadini all’ombra di manovre importanti. Gli italiani, dal canto loro, erano sicuri, nella loro tacita democrazia, di poter comunque, un giorno, cambiare le cose grazie ad un voto.

Questo è il pensiero che la maggior parte dei cittadini di uno stato democratico ha. L’illusione di poter cambiare i fatti delle cose, gli eventi, tutto ciò che di negativo sembra esserci in una nazione, grazie ad un voto.

Come spiegato prima, ci si rende conto di come tale constatazione sia in realtà un’illusione, e di come la reale democrazia non abbia in realtà in sé le basi per un reale “potere del popolo”.

Infatti, è facile notare, per cambiare qualcosa con il proprio voto, bisogna aspettare che gli anni dell’attuale governo terminino.

E’ riscontrabile il fatto che, oltre al voto di ogni singolo cittadino, diversi fattori contribuiscano all’elezione di un candidato rispetto ad un altro.

Tra i vari fattori ci sono i media, l’influenza che essi hanno sulla popolazione. Oltre ai media “statali”, che dovrebbero garantire ad ogni candidato il suo spazio per farsi “sentire” dal popolo, esistono però i media privati (pubblicità, propaganda, etc.), spesso condizionati dal denaro.

Ci si rende quindi facilmente conto di come il sistema economico mondiale, che ha basato la sua intera struttura sul denaro, giochi quindi un ruolo importante (direttamente od indirettamente) sull’intero sistema democratico e quindi politico.

Continua…

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