Stellar Lumens (XLM): cos’è, come funziona e dove comprarlo

All’origine di Stellar Lumen, intesa come criptovaluta, c’è una piattaforma: si tratta di stellar.org, che si occupa di ottimizzare le transazioni di denaro – sia virtuale, ovvero criptovalute, che reale – tra le banche, i consumatori ed i diversi sistemi di pagamento online.
La criptovaluta Stellar Lumen è, in sostanza, una derivazione da un protocollo open source ed è stata creata nel 2014 con il solo nome di Stellar; l’anno successivo, tuttavia, si è deciso di cambiarle nome in Lumen per evitare che gli utenti facciano confusione tra il network stellar.org e la criptovaluta in sé. Dietro al protocollo Stellar Lumen c’è un’organizzazione no profit: la Stellar Development Foundation.
Vediamo qualche dato tecnico su Stellar Lumen. Questa criptovaluta si appoggia su una tecnologia blockchain: la parola blockchain, in ambito finanziario, può avere differenti significati, ma quando è afferente al mondo delle criptovalute, essa indica essenzialmente un tipo di tecnologia che consente la gestione, attraverso un apposito data base, di transazioni condivisibili tra più nodi di una rete. In altri termini: questo database è strutturato in blocchi o nodi di rete, detti – appunto – block, che sono collegati tra di loro mediante delle catene, ovvero chain, in modo che ogni singola transazione che si effettua debba essere convalidata dalla rete stessa in cui si opera. In sintesi, la tecnologia blockchain altro non è che una catena di blocchi che sono in grado di gestire un numero corposo di transazioni.
Tornando a parlare della criptovaluta Stellar Lumen, è importante sapere che il suo simbolo è XLM e che può essere scambiata mediante compravendite su tutte le più diffuse piattaforme di scambio di criptovalute. Un dato che riguarda Stellar Lumen è davvero interessante: molte organizzazioni no profit la stanno implementando come infrastruttura finanziaria; si tratta, generalmente, di organizzazioni che operano nei Paesi in via di sviluppo: tra di esse ricordiamo la Fondazione Praekelt che ha scelto di utilizzare Stellar in una delle sue applicazioni di messaggistica per fare in modo che le donne dell’Africa Sub Sahariana possano mettere da parte del denaro Oradian, un cloud bancario che utilizzerà l’open source Stellar per creare una rete tra le istituzioni di microcredito nigeriane.
Alla fine dello scorso anno, nel dicembre 2016, la piattaforma stellar.org ha dichiarato di aver avviato alleanze finanziarie con le Filippine, con l’India e anche con il continente africano – più precisamente l’Africa Occidentale. Ed è di nemmeno un paio di mesi fa la notizia più importante: IBM ha scelto la piattaforma Stellar come tecnologia da utilizzare per i pagamenti cross-border.
Stellar ha dichiarato di voler produrre esattamente 100 miliardi di Lumen e di distribuirli in una maniera specifica, predeterminata: il 95% saranno distribuiti e il 5% rimarranno di proprietà di Stellar. Vediamo di capire, ora, come verrà ripartita la quota del 95% di lumen destinati alla distribuzione:
– il 50% di essi verrà destinato alla vendita;
– il 25% di essi verrà destinato ad organizzazioni no profit, con lo scopo di raggiungere le zone più povere del Pianeta;
– il restante 20% verrà distribuito per la maggior parte ai possessori di bitcoin e in una quota inferiore ai possessori di ripple.
Per quello che riguarda l’appena citato 20% destinato ai possessori di bitcoin e ripple, la distribuzione è avvenuta in due tornate diverse, l’ultima delle quali si è conclusa il 30 agosto scorso: al primo giro sono stati elargiti 19 miliardi di lumen, al secondo 16, di cui 1 destinato ai possessori di ripple, dietro pagamento di una piccola commissione – la distribuzione per i possessori di bitcoin, invece, è sempre stata gratuita.
È interessante, a questo punto, capire che cosa stia dietro la scelta strategica della piattaforma Stellar di distribuire ben il 20% della sua valuta ai possessori di altre criptovalute, a titolo gratuito o con il pagamento di una piccola commissione. Il calcolo che è stato fatto è utilitaristico: questa distribuzione ha lo scopo di voler incentivare i consumatori ad utilizzare di più le criptovalute, incrementando il giro di affari sotteso a piattaforme e network come, appunto, stellar.org.
A questo punto del discorso è utile esaminare le differenze che esistono tra lumen e bitcoin.
Stellar, come ben si evince dal discorso, si è ispirata in larga misura al bitcoin per la creazione della propria valuta, Stellar Lumen; tuttavia tra i due sistemi si sono evidenziate sin dal primo momento delle differenze sostanziali. La prima e più eclatante, senza alcun dubbio, riguarda la generazione delle criptovalute: i bitcoin devono – come si dice in gergo tecnico – essere minati, cioè vengono generati dagli utenti attraverso un procedimento particolare che si chiama, appunto, mining; i lumen, invece, sono stati creati al lancio del network, sono stati prodotti con esso e la loro distribuzione è già stata predeterminata – il 95% distribuiti nell’arco di 10 anni secondo la scansione riportata in precedenza; il 5% resterà di proprietà della piattaforma Stellar. Un’altra differenza importante è che le transazioni con i lumen sono molto più rapide di quelle effettuate utilizzando i bitcoin: bastano pochissimi secondi per essere concluse con successo, e questo avviene grazie all’utilizzo di un protocollo specifico ideato e creato da Stellar. Infine, da un’analisi nuda e cruda dei dati borsistici, è emerso che mentre il valore dei bitcoin patisce un’estrema volatilità – ovvero è molto altalenante, alternando fasi di crollo a fasi di ripresa in maniera discontinua e repentina – i lumen sono parecchio più stabili, anzi negli ultimi anni hanno registrato un incremento annuo dell’1% circa.

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